Il subwoofer in un impianto stereo è il componente più frainteso: non serve a "fare più basso", serve a completare l'ottava che i diffusori non raggiungono — e a farlo sparire. Un subwoofer ben scelto e ben tarato non si sente come una cassa in più: si sente come se i tuoi diffusori fossero diventati più grandi. La differenza la fanno la taratura e la posizione, prima ancora dei pollici.
Un 8-10 pollici copre le stanze fino a 20 m² con velocità e precisione; il 12 pollici serve ad ambienti grandi o a chi cerca l'ultima ottava. Il subwoofer enorme nella stanza piccola non dà più basso: dà più rimbombo. La stanza comanda, come sempre.
La cassa chiusa privilegia velocità e controllo: è la preferita per la musica, si integra più facilmente con i diffusori. Il bass-reflex scende più in basso a parità di dimensioni: ideale per il cinema e le stanze grandi. Per lo stereo, in dubbio, chiusa.
Dall'uscita pre-out o sub-out dell'amplificatore, oppure — dove manca — dagli ingressi ad alto livello che prelevano il segnale dai morsetti dei diffusori: i subwoofer pensati per lo stereo li hanno apposta. Crossover e volume si regolano poi sul subwoofer stesso.
Frequenza di taglio appena sotto il limite dei diffusori, volume che non si fa notare, fase controllata dal punto di ascolto. Il test è semplice: se senti "il subwoofer", è tarato male; se spegnendolo la musica si sgonfia, è tarato bene.
Volume del subwoofer troppo alto: è l'errore universale — il basso deve completare, non dominare. Taglio di crossover troppo in alto: sopra gli 80-100 Hz il basso diventa localizzabile e si sente da dove arriva. E il subwoofer nell'angolo per abitudine: l'angolo carica il basso ma spesso lo ingrossa; vale la pena provare due o tre posizioni prima di fissarlo — mezzo metro può cambiare tutto.
Con diffusori da scaffale, quasi sempre sì: aggiunge l'ottava che fisicamente non possono dare. Con torri generose in una stanza media, spesso no. Il segnale che serve: se con organo, elettronica o colonne sonore senti che "manca il fondo", il subwoofer è la risposta giusta.
Due subwoofer più piccoli, ben piazzati, distribuiscono il basso in stanza meglio di uno grande: meno buchi e rigonfiamenti tra le posizioni di ascolto. È la soluzione elegante per le stanze difficili. Per un punto di ascolto solo, un buon subwoofer ben posizionato basta.
Appena sotto il limite reale dei tuoi diffusori: con scaffale che scendono a 50-60 Hz, taglia intorno a 60-80 Hz; con torri che arrivano a 35-40 Hz, il subwoofer lavora solo sotto i 40-50 Hz. Sopra i 100 Hz il basso si localizza e l'integrazione si rompe.
Dove il basso suona uniforme, non dove è comodo: parti vicino ai diffusori, prova l'angolo e la parete laterale, ascolta dalla poltrona. Il trucco del mestiere: metti il subwoofer al posto di ascolto, gira per la stanza e dove il basso suona meglio — lì va il subwoofer.
I compiti sono diversi: il cinema chiede pressione ed estensione, la musica chiede velocità e controllo. I subwoofer migliori fanno bene entrambe le cose, ma se ascolti soprattutto musica privilegia cassa chiusa e reattività rispetto ai numeri di targa spettacolari.
Abbinalo ai diffusori da scaffale o alle torri da pavimento, e verifica che il tuo amplificatore abbia l'uscita giusta per collegarlo.
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