I televisori sono diventati sottilissimi e l'audio ne ha pagato il prezzo: dentro pochi centimetri non c'e spazio per altoparlanti seri. La soundbar risolve il problema con un cavo solo, ed e per questo il primo upgrade che consigliamo a chi non vuole cinque casse in salotto. Da qui in poi le differenze contano: numero di canali, subwoofer, tipo di collegamento e se la barra si amplifica da sola o no.
Le soundbar attive hanno amplificazione e decodifica a bordo: colleghi un cavo HDMI al televisore e hai finito. Sono la stragrande maggioranza e la scelta giusta per il salotto. Le soundbar passive invece sono solo diffusori: contengono i tre canali frontali in un mobile unico e vanno pilotate da un sintoamplificatore o da un finale. Hanno senso in un impianto gia strutturato o quando lo spazio non consente tre casse separate.
Una 2.0 fa fronte e nulla piu; una 3.1 aggiunge il canale centrale, quello dei dialoghi, ed e il salto piu udibile. Le sigle 5.1.2 o 7.1.4 contano anche i canali in altezza: l'ultima cifra sono gli altoparlanti rivolti verso il soffitto per il Dolby Atmos. Attenzione pero, molte barre economiche dichiarano Atmos ma lo simulano via software senza driver dedicati: senza altoparlanti verso l'alto o surround veri l'effetto in altezza resta accennato.
Sotto i 100 Hz una barra sottile non puo fare molto: e fisica, serve volume d'aria. Il subwoofer non serve solo per le esplosioni, riempie il corpo delle voci maschili e degli strumenti bassi. I kit soundbar piu subwoofer arrivano con il sub gia abbinato e in genere wireless, quindi vuole solo una presa di corrente. Se hai poco spazio, un sub con driver da 6-8 pollici ben tarato batte un sub grande messo in un angolo a caso.
Collega la barra alla porta HDMI ARC o eARC del televisore, non all'ottica: l'ARC passa Dolby Digital, l'eARC passa anche i formati non compressi e il Dolby Atmos in TrueHD dai lettori e dalle app. Un solo cavo porta audio e comandi, cosi il telecomando del TV regola il volume. L'ottica resta la riserva per i televisori vecchi, ma taglia fuori i formati migliori.
Se cerchi il massimo, cinque diffusori e un sintoamplificatore non hanno rivali: scena piu ampia, dialoghi piu naturali, dinamica vera. La soundbar vince su ingombro, cavi e semplicita d'uso. Nostro consiglio: se il salotto non tollera casse in giro, prendi una buona 3.1 con subwoofer invece di un kit economico a cinque canali.
Non e obbligatorio, ma e la differenza tra un audio corretto e un audio che coinvolge. Alcune barre integrano woofer laterali e scendono decorosamente sui 50-60 Hz; sotto quella soglia serve un sub dedicato. Se abiti in condominio puoi tenerlo su livelli bassi: guadagni comunque corpo sulle voci senza far tremare i muri.
L'ARC riporta l'audio dal televisore alla barra con banda limitata: passa Dolby Digital e DTS compressi. L'eARC, introdotto con l'HDMI 2.1, ha banda molto maggiore e trasporta anche Dolby TrueHD, DTS-HD Master Audio e Atmos non compresso. Se il TV ha una porta marcata eARC, usala: e la scelta che fa suonare la barra al meglio.
Diversi sistemi prevedono surround wireless opzionali della stessa serie, e quello e il modo pulito per farlo. Non funziona invece mescolare marche diverse: la sincronizzazione e proprietaria. Se pensi di espandere, scegli fin dall'inizio una piattaforma che preveda subwoofer e surround dedicati, oppure valuta un sistema compatto.
Contano due cose: che gli altoparlanti puntino verso di te e che la barra non sia ostruita. Sul mobile va bene se resta sotto il pannello e non copre il sensore del telecomando. A parete e piu pulito e va montata appena sotto il televisore, all'altezza dell'orecchio da seduto. Se la barra ha driver verso l'alto per l'Atmos, evita mensole o nicchie sopra di essa.
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